
In una lettera inviata a Marco Travaglio, pubblicata sull'Unità, il Ministro Di Pietro fa un clamoroso mea culpa, ammettendo che, grazie al giornalista che gli avrebbe "aperto gli occhi", ha capito di aver sbagliato nella votazione contro la commissione di inchista sui fatti del G8.
L'errore sarebbe stato non tanto per aver sbagliato le valutazioni di merito che hanno condotto alla votazione (almeno questo sembra di capirsi dalla risposta del Ministro), ma per il fatto che lui e il suo partito si sono "ritrovati di fatto allineati sulle stesse posizioni del partito di Berlusconi e di quello di Mastella". C'è da restare basiti!!!
E' sempe bello vedere che qualcuno ha l'umiltà di riconoscere di aver commesso errori, indipendentemente dal merito delle questioni. Al contempo, però, pur consapevoli della difficoltà dell'argomento in questione, si dovrà convenire che le votazioni parlamentari sono cosa troppo seria per essere prese con tale cuor leggero, da venire, poco tempo dopo averle difese, pubblicamente sconfessate. E sconfessate non per la sostanza, ma solo in relazione alla scelta dei "compagni di viaggio"!!! In sintesi sembra affermarsi che punto fermo delle votazioni parlamentari non devono essere le convinzioni politiche, bensì il colore (e i volti) dei compagni di percorso. Mha...
Non sappiamo cosa abbia detto Travaglio (ma possiamo immaginarlo), né se oltre a convincere Di Pietro abbia convinto anche gli altri parlamentari dell'Italia dei Valori, i cui giudizi sul "dietrofront" ci piacerebbe sentire. Al contempo, abbiamo ancora una volta la prova evidente dell'inadeguatezza del Ministro delle Infrastrutture e dell'intera forza politica che a lui fa riferimento.
Per evitare le polemiche e tutte queste inutili storie ci viene in mente un suggerimento per l'ex PM: creare un filo diretto con Travaglio, così da poterlo interpellare prima di ogni votazione...tanto ormai la politica non si fa più in parlamento ma negli studi televisivi!